Il possibile impatto del COVID – 19 sulla salute

19 Lug di admin

Il possibile impatto del COVID – 19 sulla salute

Gli studi sugli effetti del COVID hanno mostrato come il Sars – CoV – 2 colpisca non solo polmoni, occhi, cervello, intestino, pelle, ma anche l’apparato genitale. Infatti, seppur si parli disturbi transitori, il COVID può provocare una disfunzione erettile nei maschi, che può durare per lungo tempo, anche dopo la guarigione dal virus. Gli studi portati avanti da un gruppo di esperti dell’Università di Miami si sono basati sull’analisi del tessuto del pene di due pazienti Covid guariti: il primo aveva 65 anni, mentre il secondo 71 ed entrambi colpiti da una disfunzione erettile. I ricercatori hanno reperito segni  del virus nel pene dei due uomini, anche a più di sei mesi dalla guarigione dei pazienti. Tutti i particolari dello studio sono stati diffusi sulla rivista “World Journal of Men’s Health”, dove è stato possibile leggere come uno dei pazienti sia stato colpito da una forma molto grave del virus, costringendo lo stesso ad un ricovero ospedaliero. Il secondo paziente, invece, ha superato il COVID in modo più lieve. Nonostante la diversa gravità, entrambi i pazienti sono stati colpiti da una disfunzione erettile. Gli scienziati hanno evidenziato, infatti, che coloro che si ammalano di COVID possono avere importanti effetti sulla propria vita sessuale. Il virus, poi, può portare danni ai vasi sanguigni e agli organi interni; tuttavia, questo studio statunitense ha evidenziato che il virus può bloccare il flusso di sangue ai genitali, rendendo difficile il poter vivere una vita sessuale attiva. Scendendo nel particolare, si è notato che il virus potrebbe provocare gonfiore e disfunzione nei rivestimenti dei vasi sanguigni che attraversano il corpo e arrivano nel pene. A tal proposito, Ranjith Ramasamy, che ha partecipato alla ricerca, ha affermato: “Abbiamo scoperto che gli uomini che in precedenza non avevano problemi di disfunzione erettile hanno sviluppato una disfunzione erettile piuttosto grave dopo l’inizio dell’infezione da Covid”, concludendo che “la disfunzione erettile potrebbe essere un effetto avverso del virus”. Inoltre, ha esortato coloro che ne sono stati toccati ad andare dal medico. Lo studio, però, è poco esteso e il coinvolgimento di soli due pazienti rende difficile rendere evidente la correlazione tra Covid e disfunzione erettile. Inoltre, ci sono ancora altri punti oscuri. 

Non è stata dimostrato il collegamento tra l’effettiva penetrazione del virus nel pene tutte le volte in cui si realizza un contagio ed il concretizzarsi del problema erettile, come non è chiaro se si tratti di un effetto collaterale di danni in altre parti del corpo. Gli unici dati disponibili erano la presenza di di due pazienti anche avevano superato la mezza età; uno dei due soffriva di ipertensione e malattie cardiache, condizioni che favoriscono il rischio di problemi di erezione. Tuttavia, lo studio ha evidenziato che nessuno dei due pazienti aveva mostrato una disfunzione erettile prima dell’insorgere del COVID. Gli scienziati, però, hanno approfondito gli studi, effettuando un paragone tra i campioni di tessuto dei due uomini sottoposti all’indagine con quelli di persone con disfunzione erettile, che però non erano stati malati di COVID. I risultati hanno evidenziato che i livelli di un enzima protagonista nell’attivazione dell’erezione, denominato “eNOS”, erano inferiori nei pazienti Covid. I pazienti colpiti da virus mostravano la presenza di una disfunzione nel rivestimento dei vasi sanguigni, registrando la presenza di una disfunzione endoteliale, al contrario dei maschi non contaminati dal COVID. I risultati sono stati commentati da un altro scienziato coinvolto nello studio, Eliyahu Kresch, che ha affermato: “Questi ultimi risultati sono un motivo in più per cui dovremmo fare del nostro meglio per evitare Covid”, esortando la popolazione alla vaccinazione e al rispetto delle regole”. Si è espresso sulla questione anche Allan Pacey, specialista di fertilità maschile presso la Sheffield University del Regno Unito; quest’ultimo ha affermato che la ricerca americana è stata la prima ad aver rintracciato il virus nel pene. Qualche tempo prima, invece, un piccolo studio italiano ha mostrato che gli uomini che stavano guarendo dal COVID mostravano una probabilità di 6 volte superiore nel soffrire di disfunzione erettile. Pacey ha affermato: “Questo studio fornisce ora la prima prova che il virus può essere trovato nel pene, anche se solo in due uomini”. Sul solco tracciato da questi precedenti studi, Consulcesi Club ha organizzato il corso professionale ECM di Sanità In-Formazione, dal titolo “La disfunzione erettile: patologia, diagnosi, clinica e terapia”. Il corso sarà tenuto da Vincenzo Toscano, professore ordinario di Endocrinologia presso l’Università Sapienza di Roma e membro dell’Associazione Medici Endocrinologi. Tuttavia, i medici desiderano avere approfondimenti sul tema, come si augura Salvatore Sansalone, responsabile del Centro di Fertilità Maschile della clinica Sanatrix di Roma e specialista in Urologia e Andrologia. Sansalone, infatti, ha affermato: “È fondamentale cercare di comprendere se e quali danni l’infezione Covid-19 può provocare sia sulla sfera sessuale che sulla fertilità”, come ha evidenziato che è importante in che modo “il Covid abbia potuto danneggiare la vascolarizzazione del pene o se c’è una correlazione con condizioni preesistenti“. Consapevole che “questa è la strada”, Sansalone ha affermato che “il Covid-19 colpisce tantissimi organi e purtroppo non sappiamo bene se i postumi dell’infezione possano comportare disturbi anche della sfera sessuale e della fertilità per mesi o anni”.

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